VAI AL NUOVO SITO

Abbiamo un nuovo sito internet vieni a visitarlo HTTPS:/WWW.DONORIONEMILANO.IT/

Il Cardinale Angelo Scola al Piccolo Cottolengo Milanese

Ieri, 14 gennaio, il Card. Scola ha presieduto la Santa Messa nella Parrocchia San Benedetto in occasione dell’80° del Piccolo Cottolengo Milanese, del 60° dell’erezione della parrocchia e del 50° della benedizione della prima pietra della Casa del Giovane Lavoratore. 

«La nostra vita è vocazione, come ogni circostanza e ogni rapporto della nostra vita è risposta alla chiamata di Dio, e questa è ciò che dà dignità a ciascuno, al di là del fatto che siamo giovani o pieni di acciacchi, belli e forti o segnati nel corpo da fatiche e prove fisiche anche dure, che diventano prove di fondo morali e spirituali per chi le porta e per i suoi familiari: Gesù è venuto a dirci che Dio ci ama in maniera incondizionata».

 

Queste alcune delle parole che l’arcivescovo di Milano, Angelo Scola ha pronunciato ieri durante la Santa Messa presieduta nella Parrocchia San Benedetto in occasione dell’80° anniversario del Piccolo Cottolengo milanese, del 60° dell’erezione della parrocchia e del 50° della benedizione della prima pietra della “Casa del giovane lavoratore”.

 

Il Cardinale ha celebrato la Santa Messa assieme ai sacerdoti dell’opera, agli ospiti del Piccolo Cottolengo, ai dipendenti, ai volontari e ai parrocchiani.

Allo scambio della pace, l’Arcivescovo ha poi voluto scendere dall’altare a stringere le mani di tutti gli ospiti in carrozzella fra le panche: un gesto protrattosi per oltre venti minuti, accompagnato dal suono dell’organo.

Il Cardinale ha poi concluso l’omelia augurando a tutti la tenerezza e la dolcezza descritta da don Orione in uno dei suoi scritti: «Quando, nei primi tempi della congregazione, dopo lunghe camminate a piedi per andare a predicare nei paesi, giungevo a casa stremato per la stanchezza, e spesso la notte mi sdraiavo su qualche dura panca di legno, il Signore mi usava una speciale delicatezza; alle volte l’infinita bontà di Dio mi faceva sentire l’impressione, o mi dava la sensazione, che la panca sprofondasse, facendosi soffice e tenera, come una morbidissima panca di gomma, come mi tuffassi in un materasso molle molle, nel quale sì sprofondavano le mie ossa stanche, ricevendone un riposo soavissimo…».